ilgrassosullemani

oggi c'è il sole, non cercare scuse


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Di necessità virtù

Via la piega e sù il riser!

E una bici da pista diventa una bici da città.

Somec

Per chi non lo conoscesse, questo è il mio gioiello anni ‘8o – inconfondibile nella testata

Telaio e forcella: Somec Pista – Lugo di Romagna
Serie Sterzo: Odissey
Guarnitura: Gipiemme Special Pista
Ruote: Mozzi Campagnolo Record Pista su Cerchi FirEl25
Pedali e gabbiette: MKS
Cinghietti: Christophe
Reggisella: Selcof
Sella: San Marco Laser
Manubrio e Pipa: no brand
Manopole: Oury

Il resto, nella vita intendo, non conta nulla.


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Pedalare senza mani

“Domenica ho scoperto la cosa più triste che ci possa essere nella giornata di una persona, a cui forse non avevo mai pensato: mi sono svegliato, mi sono preparato per andare al lavoro, ho chiuso la porta di casa alle mie spalle e ho notato che l’ascensore che il giorno prima avevo utilizzato per tornare dallo stesso lavoro, ad un orario contro ogni diritto umano, era ancora lì ad aspettarmi, con la lampadina accesa, come la sera prima.
Questo significa che può capitare di svegliarsi talmente presto la mattina e allo stesso tempo di essere tornati talmente tardi il giorno precedente, che nessuno, nessuno, del condominio usi l’ascensore in quel lasso di tempo.
Questa è la bellezza di lavorare su turni.
Non ci si gode la giornata, non si vedono le persone care, si perdono i ritmi legati al riposo, il tempo e l’equilibrio che ci permette di pianificare la settimana…”

Questo è quello che scrivevo e poi abbandonavo qualche mese fa, quando facevo un lavoro part time, su schifosissimi turni.
Ora però la storia è cambiata e non lavoro più su turni, per fortuna, ma come ben saprete anche sul lavoro che faccio ora ne avrei da dire, ma tante, come al solito, come tutti.
Ma non parliamo di questo, vi prego, parliamo di un’altra cosa, per la quale mi era venuto in mente questo post.

Il concetto di equilibrio.

Equilibrio e bicicletta sono due parole che vanno di pari passo.
Quella frase trita e ritrita, che non ho neanche voglia di scrivere, sulla vita che è come la bici, che bisogna sempre pedalare e cagate varie, l’abbiamo sentita chissà quante volte.
Che poi potrei smentirla in due secondi, almeno per la parte che riguarda le bici. Penso ai pistard di qualche anno fa che passavano minuti su minuti a stare fermi e in equilibrio sul legno dei velodromi, senza fare una piega; o senza andare troppo lontano, agli hipster di oggi in equilibrio fermi al semaforo di Molino Delle Armi, mentre aspettano il verde.
Anzi no, agli hipster no, perché sono in tutto e per tutto tutto fumo e niente arrosto, e al semaforo non stanno in equilibrio, ma mettono giù il piede per tirare fuori l’iPhone, per aggiornare il loro status su Forsquare in “Colonne di San Lorenzo”.

Come accade per i tatuaggi, che storicamente hanno sempre raccontato la vita, gli avvenimenti, la mamma, il figlio, il nonno o uno schifo di qualcosa della persona che li indossa. Con un hipster non è così. Lui da un giorno all’altro tira fuori un paio di millini e si fa tatuare un intero braccio tra fiori, ancore, rondini, donne nude e quant’altro, copiando altri tatuaggi visti in giro (probabilmente da altri hipster), che a loro volta ne copiavano altri, con stili di altri tempi, tipo anni ’50, che magari, in quegli anni invece raccontavano per davvero la vita, gli avvenimenti, la mamma, il figlio, il nonno o uno schifo di qualcosa di qualcuno.
Insomma, tutto fumo e niente arrosto.

Ma sì, sono cazzi loro.

Comunque voglio parlare di equilibrio, che non è neanche quello interiore, di cui potremmo parlare per anni, ma quello che si usa per andare senza mani.

Penso che nella giornata tipo di tutti o quasi ci siano pochissimi momenti in cui si possa assaporare il vero senso di libertà, ovviamente se parliamo di quotidianità e non di eventi eccezionali, come potrebbe essere il tuffo da 10 metri di quella vacanza in Grecia.

Pedalare senza mani fa sentire liberi.

Tutto l’anno, ovunque e a qualsiasi ora.

Ma oltre a questo – #haidettoniente – cosa c’è di bello ad andare in bici senza mani?
1) Ti puoi tirare su con la schiena, muovere le braccia e in generale stiracchiare
2) Puoi fare altre cose con le mani: prendere la bottiglietta d’acqua o se sei abbastanza bravo e incosciente toglierti la felpa
3) Puoi allargare le braccia, sentire il vento tra le dita, in faccia e sul petto…

Quest’ultimo punto lo dedichiamo a chi, dopo averci tagliato la strada il chilometro prima, ora sta fermo, chiuso in macchina, con le mani bloccate una sul volante e una sul cambio, in attesta che l’immensa coda davanti a lui faccia quel mezzo metro in più.

Consigli tecnici?
Peso indietro e non cagatevi addosso.

Che già lo fate tutto il giorno.

senzamani


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L’albero d’ulivo

Questo è uno di quei momenti in cui voglio che tu faccia il punto della situazione.

Non ti dico di spegnere la tv, perchè già so che non la guardi più da anni, o almeno è così che dici di fare gasandoti inutilmente davanti ai tuoi amici.
Sia chiaro il mio non è quel tu generico che piace così tanto a tutti, che si usa per cercare di dare un tono più interessante a quello che si scrive, ma è un tu reale.
Tu, seconda persona singolare.
Tu sei tu, non un io nascosto dietro un odioso tu cantelinante.
Tu perchè io il mio punto della situazione ormai l’ho fatto chissà quante volte, soprattutto da quando, per forze di causa maggiore, sono costretto a lavorare sempre e solo al computer,cosa che mi ero imposto di cercare di evitare, causandomi dei bug mentali pazzeschi seguiti da riflessioni che spaziano dal senso della vita all’ingiustizia della vittoria dell’avvocato nell’ultima edizione di Master Chef Italia.
Al contrario in quelle ore libere rubate al pc avevo trovato anche un buon equilibrio, fatto di tante sane pedalate, tzatziki, gelati, musica e progetti. Senza l’esigenza di pensieri comunque fastidiosi.
Poi è arrivata la pioggia, anzi è ritornata e non ha più smesso, accompagnata da una serie di lavori che mi tengono bloccato contro voglia davanti al pc.

Torniamo però in topic, fermati e mettiti a fare il punto della situazione, perchè così di sicuro non puoi andare avanti.
Anche tu probabilmente sei lì, davanti al computer, se sei fortunato un mac, a fare un lavoro che ti porta via tutta la giornata e che non ti piace, o che al massimo ti fai piacere.
Come si fa col negroni, che senza neanche un perchè, all’aperitivo dopo il lavoro lo bevono tutti, anche se è amaro come il veleno.

Piccola parentesi, io sono una di quelle persone che quando si tratta di mangiare o bere segue il proprio istinto primario del rifiuto delle cose amare. Un esempio sono le verdure amare: scarola, cime di rapa, rucola, radicchio, etc. Le odio tutte e mi sono voluto convincere che fanno male e che danno un sentore amaro sulla lingua proprio perchè il corpo capisce che non fanno bene.

Bene, appunto. Va bene, a parte la regressione nella mia ignoranza nutrizionale, voglio farti fare un punto della situazione per farti riflettere su come stai distribuendo l’importanza che dai alle cose presenti nella tua vita, prima che passino degli anni, prima che tu lo faccia da solo.

Magari è tutto ok e stai facendo tutto nel modo giusto, ma magari da una vita stai buttando le tue forze, le tue energie, le tue capacità, il tuo tempo, tutti insieme, inspiegabilmente, nel Naviglio Grande o se tira male nel vecchio Re de’ fossi.

Per cui per essere sicuro fai così, una volta letta questa pagina, se puoi spegni il pc, tira su la bici e vai a farti un giro.
Ruote gonfie, buona musica e via.

Pedalate, pensieri aulici e respironi.

Sicuramente avrai qualche priorità da rivedere, oppure semplicemente qualche piccola cosa che fino ad ora ti era sfuggita.

Lo dico perchè io ad esempio, l’altra mattina, senza guardare neanche che ore fossero, andando sul balcone per una boccata d’ aria fresca, annullando tutto quello che doveva ancora venire, quasi per sbaglio mi sono accorto di questo:

ulivo-gemme

Il nostro ulivo ha fatto le gemme e un’ impennata in suo onore non me la toglie nessuno!

Cheers


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Foto che parlano

Oggi voglio solo farvi vedere le foto della mia bici attuale.
Foto che non so fare e che per fortuna c’è Michi che ogni tanto me le fa!

Descrizione:
Telaio e forcella: Vitus corsa in acciaio.
Serie sterzo: Stronglight
Movimento centrale: RMS
Ruota anteriore: Mozzo miche primato, Cerchio DRC profilo medio con pista frenante, 32 fori, radiale.
Ruota posteriore: Ambrosio Spinergy, pignone 15t.
Copertoncini: Vittoria Zaffiro 23c.
Guarnitura: BLB Pista Vera, 46t.
Catena: Miche Pista 1/8.
Pedali, gabbiette e cinghietti: Decathlon.
Freno: Miche.
Pipa e manubrio anonimi.
Manopole: Oury.
Reggisella: senza nome con doppia vite.
Sella: San Marco Rolls

Enjoy.

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Ilburrosullemani

A parte smanettare con le bici e ogni tanto girarci una delle cose che ho scoperto che mi piace fare è, qualche volta, cucinare.
Diciamo che sto cercando di fare di necessità virtù da quando mi sono trasferito nella casa nuova con la mia ragazza, che ahimè lavora molto più di me e quindi ha molto meno tempo libero.
La mia esperienza in cucina (e con cucina non intendo farsi l’uovo, la bistecca o la pasta in bianco che spero tutti riescano a fare) , fino a poco tempo fa si era limitata ad un periodo abbastanza breve in cui lavorai in una cucina di un tipico pub inglese di Londra: The White Hart.
Il mio compito in quel periodo prevedeva sostanzialmente assistere in tutto e per tutto lo chef delle cucine dei tre pub della compagnia, per rendergli la vita più facile, e quindi eseguire i lavori più nobili che ci sono in cucina, come pulire la friggitrice, lavare le stoviglie, pelare le patate, fare ordini sbagliati per colpa del mio inglese oxfordiano, etc.
A parte il lavoro in sè però, la cosa che mi diede lo slancio per la mia crescita in campo culinario, o se vogliamo la mia nascita dalla più totale ignoranza, fu la benevolenza espressa dalla buon anima del mio capo, Libor.
Libor, di cui ignoro il cognome anche a distanza di anni, era un uomo sulla quarantina proveniente dalla Repubblica Ceca e trasferitosi a Londra una quindicina di anni prima. Era un cuoco in gamba, ma soprattutto era una persona  di quelle che almeno una volta nella nostra gioventù dovremmo incontrare tutti, ovvero
1) Con un ruolo di responsabilità.
2) Venuta dalla gavetta.
3) Capace in un lavoro di tipo manuale.
4) Con la volontà di rivelarti tutti i trucchi del mestiere.
5) Socievole ma non invadente.

Ma veniamo al dunque.
Io sto imparando a cucinare e questi qua sotto sono dei biscotti che ho fatto ieri e che spaccano.
Inutile chiederla, non vi darò la ricetta.
Però se ne avrò voglia sarò lieto di farveli assaggiare.

Comunque non so se avete notato, il percorso che sto intraprendendo è preoccupante.
Calcio, bici, cucina… Se il prossimo step sarà borse uccidetemi pure.

Bona, intanto beccatevi questa gigantorgafia di puro gusto.

biscotti


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Domani è primavera, riverniciamo la bici?

NO.

Non fatevi venire strane idee.
Le bici non si riverniciano in casa, in box o in giardino.
Questo perchè
1) So già che le vostre capacità pratiche, artistiche e tecniche sono ad un livello più basso del livello più basso della scala dei livelli bassi.
2) Le bici quando nascono vengono verniciate professionalmente e il risultato ottenuto è sicuramente più uniforme, resistente e lucente di quello a cui voi potreste mai aspirare.

Io ci ho provato diverse volte, arrivando anche a risultati decenti, ma calcolando gli sforzi che si fanno in termini di tempo, denaro e menate di ogni tipo, sono certo di consigliarvi bene se vi esorto a lasciare stare.

Per cui valutate prima di tutto se la vostra bici sia realmente da riverniciare, qualche sbecco sulla vernice non stona in alcun modo sulla bicicletta che utilizzate tutti i giorni per andare al lavoro o una volta alla settimana per fare un giro al parco, per credervi più ambientalisti o più sportivi di quanto siate realmente.
Se invece il vostro telaietto è in condizioni cromatiche indecenti, con diversi punti di ruggine e con la faccia di chi ti chiede “ti prego fai qualcosa”, fate quanto segue:

1) Smontate completamente la bici:
Per verniciare è necessario togliere TUTTI i componenti, compresi serie sterzo e movimento centrale, che se non avete un minimo di manualità, vi faranno bestemmiare in lingue che non avete neanche mai sentito.

2) Sverniciate il telaio:
Sì, prima di riverniciare un telaio bisogna sverniciarlo. Come si fa?
Ci sono diversi metodi, ma quello che consiglio è quello di portare il telaio senza alcun componente da un sabbiatore, ovvero da una persona che tramite una sorta di pistola scaglia sabbia, chiamata sabbiatrice, riesce in breve tempo a rendere il vostro telaietto nudo e crudo, come se fosse appena uscito dal telaista e con una finitura tendente al ruvido che faciliterà la riverniciatura, poichè la nuova vernice vi si attaccherà senza alcun problema.
Il costo di questa pratica è di circa 20 euro, ma il risultato è il migliore che possiate avere.
Un altro metodo, che ho provato diverse volte e che dà buoni risultati, è quello dello sverniciatore chimico. Si tratta di un prodotto che si trova in colorificio, un gel in barattolo che si stende a pennello sul telaio. Una volta steso lo si lascia agire per 15 min circa e lo si rimuove insieme alla vernice, ormai sciolta, con una spatola.
Pro: possibilità reale di fare un buon lavoro fatto in casa. Contro: tempo impiegato; fatica nel togliere la vernice e il vecchio fondo nelle congiunzioni e in altri punti critici; sbattimento generale legato alla chimicità del prodotto e dall’operazione che spesso deve essere ripetuta più volte. Costo: circa 10 euro a confezione.
Un ultimo metodo è quello che prevede l’utilizzo di un phon professionale per scaldare e togliere la vernice sempre con l’aiuto di una spatola. Questo non l’ho mai provato, ma credo che nasconda le stesse criticità del precedente.

3) Portate il telaio sverniciato da un verniciatore o carrozziere.
Allora per le bici conosco due tipi di verniciatura: a liquido, classica verniciatura eseguita in carrozzeria con areografo e forno a bassa temperatura; e a polvere, metodo utilizzato per i metalli che vede l’utilizzo di una vernice in polvere caricata elettricamente che va ad attaccarsi fisicamente al telaio prima che esso venga messo in un forno ad alta temperatura.
Quale scegliere? Tra i due metodi il primo permette certamente più varietà. In tutti i sensi: colori, fantasie, sfumature, utilizzo di stencil. Il secondo invece porta ad avere una verniciatura più limitata, ma molto più resistente e sicuramente molto più economica. Comunque con ottimi risultati.
Costi: Verniciatura a liquido, da 70 euro in su. Verniciatura a polvere: da 20 a 50 euro.

Il fai da te per la verniciatura vorrei farvelo evitare per farvi risparmiare la fatica, il denaro e soprattutto la  faccia che farete nel momento in cui vedrete la vernice saltare, la prima volta che avrete appoggiato la bici al palo.
Uso il futuro perchè so già che qualcuno dopo aver letto questo post andrà comunque al Briko o al Leroy Merlin a spendere 50 euro tra bombolette, sverniciatore, fondo aggrappante, trasparente protettivo, guanti, mascherina per ridursi a fare una pessima figura sul balcone, mentre o la mamma o la moglie o il figlio o il cane o tutti insieme lo guarderanno con l’aria di chi sa già che quel fallito anche questa volta fallirà, come al solito.

Di seguito due foto del mio telaio verniciato a polvere da un amico:

Verniciatura 1

Verniciatura 2

Verniciatura 3


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In rete, soprattutto su fb, in questo periodo gira un annuncio per lavorare per Cinelli, pompato da foto accattivante e tante belle parole.
Leggete l’esperienza di Paolo che ha pubblicato sul suo blog.
ilgrassosullemani

Piciclisti

Da un paio di giorni circola per il web un annuncio di lavoro pubblicato da una prestigiosa azienda di biciclette italiana: Cinelli. Cercano un impiegato per l’ufficio export e non oso immaginare quanti appassionati di ciclismi e biciclette non abbiano creduto ai propri occhi nel leggere l’annuncio: siamo nel 2013, il mercato del lavoro è praticamente fermo e non solo c’è qualcuno che assume, ma quel qualcuno è un’azienda con un marchio che parla di olimpiadi vinte, di pista e strada, di storia del ciclismo e di design, per giunta con una posizione di tutto rispetto.

È la stessa sensazione che provai io nel 2008: allora io lavoravo in Germania, nel marketing di un’azienda che fa microprocessori e che si chiama Intel. Un giorno trovai un annuncio di lavoro sul sito di cinelli.it: cercavano un sales export manager. Per me che parlavo 5 lingue, avevo una passione…

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